Crocifissione (1965)

130x120 olio su tela

 

Anima (1968)

60x40x5

 

Interferisce sul video (1968)

45x36x5

 

Intervento 2 (1975)

45x36x5

 

Milano, Premio San Fedele, maggio 1975

Quale significato abbia l'invasione massiccia, capillare, onnivora della pittura e del colore nei meandri più diversi delle patrie arti di oggi mi pare ancora difficile definirlo, anche se i documenti alla mano sono parecchi, ormai. Così residui o tracce o presenze palesi e dilatate di dipingere sono in tele, fogli, aggeggi e marchingegni: e le motivazioni, dall'analitica all'oggettiva dalla storica alla mercantile, si moltiplicano indefinitivamente. La pittura ha preso possesso del nostro mondo?

Si direbbe, sempre che le arti rappresentino una presenza adeguata a esser unico significato del mondo, del che si fa presto ad aver dubbi. Per quel che mi riguarda aggiungo ai molti referti dell'ora questo di ergo, pseudonimo a minuscoletto di un giovane torinese, Edgardo Gastini, che mi pare prometta bene. Promette il giovin pittore, e promette il referto che offre.

E prometton più gli esiti ultimissimi, che son poi nastri tesi con bella tensione elastica entro l'ambiente, che non le tele anteriori.

Queste tele, e il lavoro di rodaggio che la mostra ovviamente non allestisce, tiravano a denunciare nel più anonimo e spoglio supporto di tela o di muro presenze e simpatie di forme che il colore diceva e non diceva. Le ultime cose invece sono più decise a smaliziare un gioco quanto mai subdolo: c'è il colore e con esso ci sono queste tensorietà sospese a dar presenza a uno spazio di cui s'è messa la percezione. Arte poverissima, dunque, che fa il colore e lo spazio presenti con una evocazione minimissima, quasi che il gran menare di parole della pittura stesse in dissolvenza andandosene per sempre: parce sepulto!

Il senso però del lavoro di ergo mi pare un altro, ed è più sofisticato e forse, o spero, più improbabile. ergo in altri termini gioca di gesto, d'azione, di pittura, di concettuale per mettere su una bolla di sapone.

Frequenta tutti ma ai limiti, e non ci crede poi molto alle sudate carte d'ognuno: ma sa che da ognuno si può cavar fuori un minimo di fantasia che approda a una flanerie delicata ma ben precisa, non vistosa ma espressiva. Il che può apparire fragile ai teorici dell'uno o dell'altro e dell'altro campo, ma costoro non fanno i conti col fatto che di fantasia in ognuno dei loro pentolini ce n'è punta e che invece ergo qualcosa ne ha da dare: sicchè gioca sui margini e fa buon bottino.

Paolo Fossati

 

Simultaneità (1993)

130x180

 

Torino, autunno 1992

"PRESENZE DOPO IL DILUVIO"

"......le acque hanno quasi terminato di evaporare e "Spiriti" di tutti i tempi e luoghi compaiono

in scena alcuni riflettendo le proprie immagini nelle pozzanghere, presenze eteree scolorite, altri proiettandosi

negli spazi circostanti (presenze fisiche colorite). Questi "Spiriti" sono tedofori dell'Energia (rappresentata

nelle tensioni elastiche o lignee) emanata dal Cuore (modulo originario "cucito" sui muri), le cui tracce

sono presenti su ogni tipo di superficie ad hoc......"

 

 

Gnostica (1995)

300x200

 

 

Ancestrale (2005)

53x66

 

 

Speranza (2005)

53x66

 

 

Gaya Scienza (2010)

170x70

 

 

Dionisiaca (2010)

170x70

 

 

"Specchio delle mie brame" (2011)

92x50